DON LORENZO BRAZZOLI

(nato nel 1823 – morto nel 1875; parroco di San Giovanni Lupatoto dal 1868 al 1875)

Ebbe i suoi natali a San Massimo, il 27 marzo 1823, i genitori, molto religiosi, furono i suoi primi educatori. Compì gli studi ginnasiali presso i reverendi Padri delle Stimmate, poi gli studi teologici presso il Seminario di Verona. Consacrato prete nel 1846, svolse per qualche tempo la funzione di cappellano. Nella parrocchia di San Giovanni è indicato come confessore; nello Stato personale del Clero compare con detta qualifica negli anni 1857, 1861 e 1867 è assai probabile che ci sia stato in continuazione, forse anche prima del 1857, ma gli annuari presenti nel Seminario vescovile di Verona non comprendono tutte le annate. Dal 1868 comunque don Lorenzo è già indicato come parroco.

Fu chiamato a succedere allo zio Luigi, morto, come abbiamo detto poco sopra, il 22 aprile del 1867, quale parroco della parrocchia di San Giovanni Battista. Secondo la procedura del tempo la nomina e il relativo beneficio parrocchiale erano conferiti dal vescovo previo esame degli aspiranti, in quella occasione ve ne furono sette e il posto toccò a lui. La Bolla Canonica datata 21 ottobre 1867, firmata dal vescovo Luigi di Canossa investe don Lorenzo Brazzoli del beneficio parrocchiale di San Giovanni Lupatoto; vi rimarrà fino al 1875. È ricordato come un profondo conoscitore delle scienze teologiche e morali, che sapeva tradurre con parole semplici ai ragazzi che catechizzava.

La sua nomina a San Giovanni Lupatoto iniziò poco dopo l’annessione del Veneto all’Italia, con tutti i problemi relativi al rapporto tra Stato e Chiesa che tale situazione veniva a creare. Se a livello generale questo comportò un scontro ideologico e politico, a livello locale di trattava di trovare un modus vivendi che permettesse a comune e parrocchia di operare in uno spirito di collaborazione. Il periodo del ministero di don Brazzoli coincise per San Giovanni con il tumultuoso sviluppo della Fabbrica Vetri, un’opportunità quanto mai positiva per il paese, ma al tempo stesso una fonte di preoccupazione. Scrive il Calza nel discorso commemorativo del trigesimo della morte: “Dio piantava fra voi quel grande Opificio di arte vetraria, dove mille braccia si affaticano continuamente negli ardenti lavori delle fornaci. Fu questo un dono della Provvidenza; ma potrebbe riuscire anche un pericolo alle vostre anime. Israello si rendea colpevole verso il suo Dio quando una manna miracolosa pioveva di cielo a sfamarlo”. La vita in fabbrica, specie per le ragazze, era vista come una minaccia alla morale; per arginare questo pericolo il Brazzoli operò per organizzare le associazioni della gioventù intorno agli oratori, dove le giovani ricevevano un’istruzione che doveva servire da difesa contro i pericoli della vita in fabbrica.

Per approfondimenti vedi anche: AA.VV. Mons. Giuseppe Ciccarelli e la Pia Opera, Editoriale Bortolazzi-Stei, San Giovanni Lupatoto, 2013, pp. 290-292.

Raffaele Pisani

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