Dario Fieramonte, l'anarchico che conobbe Lenin.
Fra i lupatotini c'è stato un anarchico di peso come riporta il libro "Monsignor Giuseppe Ciccarelli e la Pia Opera", curato dal Comitato Radici.
E' Dario Fieramonte, nato in paese il 16 ottobre 1893, in via Cristoforo Colombo (chiamata anche "corte rossa", per la concentrazione di famiglie orientata alle ideologie di sinistra), da Luigi Fieramonte e Guerrina Lanzetta.
Dario Fieramonte aveva cominciato la sua attività politica giovanissimo tanto che venne segnalato dalla questura per la prima volta nel maggio 1913, quando, neppure ventenne, venne fermato nel corso dello sciopero dei metallurgici a Milano, città dove si era recato per lavorare come vetraio.
Chiamato sotto le armi nel settembre 1913 non volle pronunciare il giuramento di rito e venne pertanto deferito alla commissione di disciplina.
Non era la sua una scelta isolata: il militarismo era uno degli obiettivi principali di anarchici e socialisti, e proprio contro di esso si stavano costituendo in varie parti d'Italia i "Comitati unitari contro le Compagnie di disciplina".
Riformato dall'esercito, avrebbe dovuto presentarsi alla visita di controllo nel 1915, ma intanto l'Italia era entrata in guerra e così, come molti altri anarchici, Fieramonte espatriò in Svizzera, lavorando nelle vetrerie di Saint Prex, nel cantone di Vaud, e continuando la sua attività politica nel gruppo dei fuorusciti.
Nel ristorante della «Cooperativa di Zurigo» si incontravano esuli di vari paesi ed è lì che Fieramonte ebbe occasione di conoscere, tra gli altri, Vladimir Lenin, anche lui esule, e il socialista Francesco Misiano, dichiarato disertore e per questo rifugiatosi in Svizzera; con lui si trovò, nel 1919, a Berlino, a combattere al fianco degli spartachisti (movimento rivoluzionario socialista).
Nel settembre 1916 viene arrestato con altri anarchici per le manifestazioni della "domenica rossa".
Nel 1918 l'ambasciata italiana a Parigi lo segnala in Germania. L'11 gennaio1919 è arrestato a Berlino tra gli spartachisti, assegnati alla difesa del giornale socialista Vorwärts. Nel marzo 1919 si sposta a Budapest, ma dopo 4 mesi, quando la repubblica comunista ungherese viene repressa, ritorna in Italia. Tra il 1919 e il 1921 si sposta a più riprese, sempre lavorando come vetraio, a Milano e Pescia.
Qui, guida la manifestazione di protesta per l'eccidio di Decima Persiceto (aprile 1920), mentre a Verona svolge funzioni di propagandista per la Camera del lavoro.
Dal 1922 al 1925 la questura ne perde le tracce: infatti era espatriato a Parigi.
Poi ritorna in Italia, a Livorno e Milano. Nel 1934 viene arrestato "preventivamente" per l'arrivo di Mussolini a Milano e resta in detenzione per un mese. Dopo lo scoppio della II guerra mondiale, il 12 giugno 1940 viene arrestato e tradotto al campo di concentramento di Colfiorito (dove ritroverà gli anarchici Ugo Fedeli, Vito Bellaveduta, Tarcisio Robbiati ed esponenti comunisti come Lelio Basso).
Si spegne nel 1971 a Milano. Il funerale, non religioso, fu accompagnato dalle bandiere rosse.
Fieramonte fondò nel 1919 il partito comunista italiano, come risulta dal libro "Dall'internamento alla libertà - Il campo di concentramento di Colfiorito" di Olga Lucchi.
Nel libro si riporta la notizia che Dario Fieramonte, pubblicò a Budapest un settimanale dal titolo «La Gazzetta rossa», che aveva come sottotitolo «Organo ufficiale del partito comunista italiano». L'originale del periodico è conservato alla Fondazione biblioteca archivio Luigi Micheletti di Brescia.
Era il 21 giugno 1919 e Fieramonte aveva costituito il partito comunista italiano con due anni di anticipo rispetto a quella che viene riconosciuta come data ufficiale di fondazione del Pci.
Renzo Gastaldo